Formazione sull'AI in azienda: cosa chiede davvero l'AI Act e perché la teoria non basta

    Maickol Bonardi5 min di lettura

    Postazione di lavoro in penombra con laptop che mostra uno schema di automazione, tastiera meccanica e quaderno sulla scrivania

    Un dipendente apre ChatGPT per rispondere a un cliente. Un altro carica un preventivo su Gemini per farselo riassumere. Un responsabile usa Claude per preparare una presentazione. Succede ogni giorno in moltissime PMI, spesso senza che in azienda se ne sia mai parlato. Da questo uso quotidiano nasce un obbligo di legge preciso, e riguarda la formazione. La reazione più naturale è organizzare un corso teorico di mezza giornata. È comprensibile, ma c'è un motivo per cui secondo me non basta.

    Cosa dice l'articolo 4 dell'AI Act

    L'articolo 4 obbliga chi fornisce o utilizza sistemi di intelligenza artificiale ad adottare misure che sostengano l'alfabetizzazione in materia di IA del proprio personale e di chi li usa per suo conto. Alfabetizzazione vuol dire capire cosa fa lo strumento, dove può sbagliare e quali dati è meglio non dargli. Le misure devono tenere conto di conoscenze tecniche, esperienza, formazione e contesto d'uso, quindi chi scrive le email non ha le stesse esigenze di chi configura un assistente AI.

    Le date, spiegate bene

    L'obbligo è applicabile dal 2 febbraio 2025. Molte aziende però lo scoprono ora, perché dal 2 agosto 2026 le autorità competenti possono esercitare i poteri di vigilanza sugli obblighi già applicabili, compreso questo. Nel frattempo, a luglio 2026, il Digital Omnibus (Regolamento UE 2026/1744) ha alleggerito la formulazione senza cancellarla. Si è passati da un obbligo di garantire un livello di competenza a un obbligo di mettere in campo misure adeguate, senza spostare la data di applicazione.

    Riguarda anche la tua azienda?

    Quasi certamente sì. Rientra anche la PMI che usa ChatGPT o Copilot, perché è un "deployer" nel senso dell'articolo. Non serve sviluppare software, basta usare questi strumenti per lavoro.

    Cosa significa "adottare misure" nella pratica

    Secondo le indicazioni della Commissione europea non esiste un livello prescritto, non è richiesta alcuna certificazione e non è imposto un formato di documentazione. Servono iniziative proporzionate a ruoli e rischi, documentate internamente. La legge non chiede un corso di slide. Chiede misure adeguate a come le persone lavorano davvero. Il Regolamento non prevede una multa dedicata alla sola alfabetizzazione, ma questo non rende la formazione facoltativa. Se un dato riservato finisce in uno strumento sbagliato, poter dire "avevamo formato le persone e dato regole chiare" fa una differenza concreta.

    Perché la teoria non basta

    Sull'intelligenza artificiale non esiste una fase di teoria e poi una di pratica. Si impara usandola, sbagliando un prompt, guardando la risposta, correggendo. Un corso teorico può spiegare cos'è un modello linguistico e cosa dice il regolamento, ma non cambia il modo in cui una persona lavora il lunedì mattina.

    C'è poi un motivo legato proprio a ciò che la norma chiede. Sapere dove uno strumento sbaglia è il cuore dell'alfabetizzazione, e lo si impara solo vedendolo sbagliare su un lavoro vero. Inoltre gli strumenti cambiano ogni pochi mesi. Una slide sulle funzioni di oggi invecchia in fretta, mentre la capacità di impostare un compito, valutare una risposta e accorgersi di un errore resta.

    La teoria serve, ma poca e al momento giusto. Le regole sui dati hanno senso quando la persona ha appena incontrato il problema nel suo lavoro. Nei miei percorsi la parte pratica pesa molto più della teoria, ed è quello che funziona per me.

    Dalla formazione nascono le automazioni

    Quando le persone iniziano a usare bene gli strumenti, arrivano le domande giuste. "Ma questa cosa si può fare in automatico?" Spesso la risolviamo già in aula, con gli strumenti appena visti. Quando serve di più si costruiscono assistenti AI e automazioni su misura sui processi reali dell'azienda, seguiti da incontri periodici per rivedere cosa funziona e cosa migliorare. L'obbligo di formare diventa così il punto di partenza di un lavoro che fa risparmiare ore ogni mese.

    Da dove partire

    Il primo passo è capire quali strumenti si usano davvero in azienda, comprese le app che qualcuno ha adottato per conto proprio. Il secondo è formare le persone per ruolo, partendo da chi li usa di più e lavorando sui loro compiti reali. Il terzo è dare poche regole semplici su dati e verifica dei risultati, scritte in modo che le persone le leggano davvero. Su come impostarle in una PMI ne ho scritto in come governare l'intelligenza artificiale in una PMI.

    Domande frequenti

    L'obbligo di formazione sull'AI è già in vigore? Sì, l'articolo 4 dell'AI Act si applica dal 2 febbraio 2025.

    Basta un corso teorico per essere in regola? La norma non prescrive un formato. Contano misure adeguate a ruoli e uso reale degli strumenti, ed è lì che la pratica fa la differenza.

    Serve un attestato? No. Contano le misure adottate e la loro coerenza con ruoli e rischi, non un certificato.

    Il Digital Omnibus ha eliminato l'obbligo? No, l'ha riformulato. Cade l'obbligo di garantire un livello, resta quello di adottare misure di sostegno.

    Se vuoi partire dalla formazione del tuo team, il corso di intelligenza artificiale in presenza lavora proprio sugli strumenti e sui compiti reali della tua azienda. Se preferisci un confronto sulla tua situazione, scrivici.

    Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una consulenza legale.

    E tu, nella tua azienda, sai già chi usa ChatGPT, Gemini o Claude e con quali dati?


    Fonti

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    Maickol Bonardi

    Maickol Bonardi

    Fondatore di Growverse Agency

    Aiuta le PMI di Brescia e Bergamo a usare l'intelligenza artificiale con soluzioni su misura, automazioni e formazione in azienda.

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